Italo Rodomonti, il maggiore esponente della Space
Art in Italia, ha costruito negli anni della sua
lunga carriera artistica un percorso coerente e
formalmente ineccepibile intorno ad una passione
e ad un’avventura: la rappresentazione dello
spazio cosmico e la sua declinazione fondata sulla
cultura artistica della contemporaneità.
E’ già stato detto come la Space Art
si muova su un crinale assai pericoloso, spesso
incerto tra figurazione ed illustrazione. Mantenersi
su questo crinale in un equilibrio che non sia solo
arzigogolo intellettuale o peggio ancora furbesca
contaminazione è stata la sfida costante
con la quale Rodomonti si è sempre misurato
raggiungendo risultati unitari artisticamente validi
senza rinunciare al suo amore fondamentale: lo spazio
infinito dell’universo. Sappiamo che da sempre
il problema della rappresentazione dello spazio
è stato al centro delle ricerche degli artisti,
i quali spesso con le loro intuizioni e le loro
espressioni figurative hanno seguito se non anticipato
la speculazioni dei filosofi e le scoperte degli
scienziati. L’omegeneità dello spazio
prospettico rinascimentale, lo spaziotempo dell’avventura
cubista, microcosmo e macrocosmo di tanta arte contemporanea.
L’artista teramano, conduce da sempre la sua
ricerca non ignorando questo retroterra culturale,
affrontando in maniera originale il felice connubio
tra arte e scienza. Potrebbero dimostrarlo ad abundantiam
non solo i suoi rapporti con astrofisici ed osservatori
astronomici italiani e stranieri, oppure quello
che costutuisce non solo per Rodomonti ma per la
città di Teramo e per l’Italia un vero
cimelio storico: la lettera di Werner Von Braun
indirizzata all’artista con i complimenti
per la sua arte, ma soprattutto un lavoro costante,
al limite della cocciutagine e dello straniamento,
per l’ostinato attaccamento ad una tematica
senza senza mai scadere nella ripetitività,
anzi scandagliando continuamente l’argomento
sempre con nuove ricerche, con la sperimentazione
di nuovi materiali. E’ stato quindi naturale,
direi ineludibile, per Rodomonti approdare, come
è avvenuto recentemente, alla scultura e
alla tridimensionalità per far librare nello
spazio traettorie, corpi celesti, arcaismi cosmologici,
sempre con un occhio rivolto a ciò che accade
nel mondo dell’arte e della sperimentazione
artistica. All’artista teramano non possiamo
che augurare sempre maggiori avventurosi traguardi
in piena sintonia con le misteriose ed inquietanti,
ma sempre affascinati esplorazioni dell’infinito
universo.